IL MANIFESTO

La Fondazione Marilena Ferrari crede in un'arte di valori, perché solo un approccio etico all'arte, mai autoreferenziale, elitario o fine a se stesso può davvero contribuire all'evoluzione culturale, sociale e spirituale.

 

La Fondazione Marilena Ferrari crede nella centralità dell'arte, perché tra le forme della comunicazione umana, l'arte è l'unica che sia in grado di agire criticamente sui valori comuni nei quali la società si identifica, e contemporaneamente di elaborarne dei nuovi, in una spinta di progresso che non sia innovazione fine a se stessa, ma crescita effettiva ed elevazione.

 

Centralità dell'arte significa che l'arte stessa, oggi come nei secoli, è il luogo in cui i valori, i progetti, le identità di una società, di una cultura, trovano la propria dimora, il luogo in cui formarsi, interrogarsi, conoscersi.

L'arte quando sia arte e non pura messinscena di segni del mondo privati della loro sostanza, secondo il filosofo Arthur C. Danto è una "forma vivente di filosofia". Dunque, non solo rappresenta il mondo, ma sul mondo stesso si interroga, e soprattutto ci dice di tutto ciò che siamo, ciò cui aspiriamo, ciò che nutre i nostri sogni.

 

Centralità dell'arte significa un'arte consapevole e responsabile, il cui approccio etico centrato sulla necessità del senso è condizione fondante e ineludibile.

Se la bellezza è, per eccellenza, un valore, è perché essa fa da specchio e corpo a tutto ciò che la società considera valore, ciò cui tende. Il territorio dell'arte dunque non può che essere il discorso eticamente responsabile sui valori: su, per usare le parole di Jean Daniel, "quel vasto insieme di valori che sono il dato comune tra la saggezza greca, la cultura romana, il messaggio dei dieci comandamenti, il sermone della montagna, l'eredità delle rivoluzioni americana e francese, la morale universale di Immanuel Kant, la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e la Carta dell'Onu. I valori umani condivisibili da tutti gli esseri umani nascono da questo terreno comune".

 

Centralità dell'arte significa che essa è il tramite necessario tra l'esperienza intellettuale di chi crea e il pubblico, in un progetto condiviso di valori.

L'artista eticamente responsabile non vaporizza di bellezza compiacente i segni del mondo. Cerca la bellezza bruciante di una verità nella zona tra tempo ed eternità, tra l'uomo e il divino. Lo spettatore non chiede all'artista soddisfazione, ma stimolo intellettuale; non conferme, ma domande. In ciò risiede il vero rapporto che pone l'arte al crocevia dei valori, quando essi sono materia viva e non spento proclama: urgenza dell'artista come dello spettatore.

 

Centralità dell'arte significa il sapere dell'arte, non il sapere sull'arte.

Un rituale ormai insensato identifica il valore dell'arte con il suo valore di posizione storica. La storia dell'arte, fatta di concatenazioni evolutive tradotte in sale di museo, ha imposto criteri di importanza basati sull'ammirazione. Se leggiamo invece la storia dell'arte come continuo tentativo dell'artista di sottrarsi alla vischiosità del luogo comune, del saputo, in nome di una verità incoercibile e della sua possibilità di rivivere continuamente nello spirito dello spettatore, essa sarà forse meno lineare, ma viva. L'arte non è più o meno importante. È viva, o non è.

È un'arte che ha compreso come il proprio compito non sia stabilire e predicare ciò che l'arte è o deve essere, ma soprattutto, e in modo orgoglioso e autorevole, ciò che non può fare a meno di essere.

È l'arte che agisce nelle vite, negli intelletti, che non muore imbalsamata sulla parete di un museo.

È un'arte, infine, che ha compreso e assunto responsabilmente il compito di interrogare, di delucidare, di praticare continuamente i fondamenti della nostra civilizzazione stessa. Oltre tali confini non solo non è possibile l'arte, ma è impossibile un vivere degno di questo nome.

 

Centralità dell'arte significa perciò cultura dello sguardo e sensualità dello sguardo: cultura dello sguardo, perché quelli dell'arte sono segni privilegiati, a modo loro sempre e comunque consacrati; sensualità, perché il recupero del "piacere del testo" diventi il rapporto fattivo tra chi vive l'opera d'arte e l'opera stessa, l'innesco necessario che si fa esperienza di vita vissuta, cultura esercitata anziché evocata o citata.

Dunque, cultura e sensualità, espressione acuminata dell'intelligenza e della creazione, ma allo stesso tempo un valore cangiante, ma quanto ricco e fervido, di bellezza, di plenitudine sensibile: l'arte, dunque, vista e vissuta non come paradigma algido di qualcosa che ci è comunque estraneo, ma come il più complesso e controverso - e proprio perciò unico e ineludibile - reagente sentimentale della nostra vita.

 

Alla Fondazione Marilena Ferrari interessano una cultura e un'arte che non parlino di se stesse a se stesse, ma che lavorino nello strato profondo e germinale della nostra intelligenza e dell'emozione; in cui sia possibile trovare il punto di contatto e di scorrimento tra le emozioni tutte, che si fanno senso e valore.

Alla Fondazione Marilena Ferrari interessa far rivivere senza sosta la straordinaria meraviglia di guardare l'arte, e dallo sguardo muovere per esperienze affettive diverse.