COSA RAPPRESENTA LA BIBLIOTECA

Viaggiare senza attraversare la porta di casa, esplorare il mondo attraverso i racconti di viaggio raccontati da uomini di ogni tempo: la biblioteca di Gianni Guadalupi nasce con queste aspirazioni.  Non è soltanto la magnifica collezione di un erudito dedicata alle scoperte dell’uomo: piuttosto, un grande diario di viaggio in cui, tra memoria e immaginazione, si ricompone la geografia di un mondo mutevole e complesso. Tra gli scaffali trovano posto Erodoto e Cook, Kipling e Dumas; si mescolano le lingue dei racconti. Le cronache scritte per dovere dagli ambasciatori si affiancano alle parole colme di stupore di chi scopre un luogo ancora sconosciuto alla sua gente.

I libri più antichi risalgono al Seicento, resoconti, per lo più, di un mondo vicino eppure misterioso come quell’impero ottomano sorto sulle ceneri della splendida Bisanzio. Nel settecento, col fiorire di scoperte e spedizioni, la letteratura di viaggio trova la sua forma compiuta, organizzandosi in collane di diari, resoconti, lettere, cronache romanzate, edite per lo più in Francia e in Inghilterra. Ne sono splendido esempio la Raccolta de’ viaggi più interessanti eseguiti nelle varie parti del mondo dopo quelli del celebre Cook, tradotto in italiano dalla Sonzogno nei primi anni dell’Ottocento, e il Compendio della storia generale dei viaggi di De la Harpe tradotto a Venezia a fine Settecento, entrambi presenti nella Biblioteca. Il viaggio diventa lo strumento per eccellenza di conoscenza e di formazione: nei luoghi in cui, attraverso il Grand Tour, si riscoprono le radici classiche dell’Europa, e fuori di essa, dall’altra parte del mare, dove popoli e culture diverse mostrano altri modi di essere al mondo. Nel corso dell’Ottocento i viaggiatori diventano sempre più numerosi e le loro cronache sempre più varie, accompagnate, spesso, da un grande numero di illustrazioni realizzate da essi stessi nel corso del viaggio, o da artisti ispirati dai loro racconti. Si pubblicano, ancora soprattutto in Francia e in Inghilterra, splendidi volumi di cui la Biblioteca conserva un buon numero di esemplari. Possiamo citare, tra quelli catalogati, la raccolta di Voyages en Asie et en Afrique, pubblicata a Parigi nel 1855 con la supervisione di Albert Montemont, che raccoglie i resoconti più affascinanti dei viaggi dell’epoca, o L’extreme Orient di Paul Bonnetain, pubblicato circa vent’anni dopo con un ricchissimo apparato iconografico, fino ad arrivare ai racconti di viaggio di Rosita Forbes, esploratrice coraggiosa che agli inizi del Novecento percorse sola le strade dell’Afghanistan e si addentrò nel deserto del Sahara alla ricerca della mitica oasi di Kufra nel sud-est della Libia. Ha posto d’onore, accanto alla letteratura di viaggio, la Storia, quella corale di guerre e di trattati, e quella più intima e segreta, nutrita di misteri e velature, come quella riportata dagli affascinanti racconti di Imbert De Saint-Amand sulla vita e sugli intrighi di corte nella Francia di Luigi XVI, di cui la Biblioteca conserva la serie completa.

Di tanto in tanto, a tenere il segno di una lettura interrotta, spunta dalle pagine un biglietto del treno, ricordo di un piccolo viaggio a cui il libro, col suo viaggiare parallelo, è stato compagno. Proprio come la lanterna per l’eremita dei tarocchi che Guadalupi scelse come ex-libris per la sua Biblioteca, un libro è per lo studioso ciò che l’orienta nel suo viaggio immobile per il mondo portando luce ai passi misurati della sua conoscenza.
Perché se il mondo è come un libro, come ricordava Sant'Agostino, chi non viaggia si ferma solo alla prima pagina.